Brasilidade Empresarial · Intervista

Bettina Harburguer, la dirigente brasiliana alla guida della trasformazione digitale del settore telco in Italia

Pubblicata il 15 aprile 2025. Intervista condotta da Fabiana Di Pietro.

Brasilidade Empresarial: Bettina Harburguer

Bettina Harburger è la prima dirigente brasiliana a ricoprire un incarico direttivo in TIM Italia e guida oggi una delle maggiori sfide di trasformazione del settore delle telecomunicazioni del Paese. Con la recente acquisizione di FiberCop, controllata di rete della telco italiana, da parte del colosso americano KKR, fa parte di un gruppo ristretto di dirigenti incaricati di costruire un modello di operatività indipendente e di promuovere l'espansione dell'infrastruttura di comunicazione digitale nel Paese.

Dopo quindici anni nel Gruppo TIM, di cui gli ultimi sette a Roma, lei è oggi Direttrice di IT Planning, Contract and Portfolio Management di FiberCop in un momento cruciale. Che cosa significa assumere questo ruolo in uno scenario così di cambiamento, e quali strategie pensa di mettere in campo per contribuire a dare forma al futuro dell'azienda?

Essere responsabile dell'area di Planning e Architettura IT, avendo fra le sfide principali la creazione e l'esecuzione del Masterplan IT di FiberCop, richiede visione strategica e pragmatismo. Quel piano è più di una lista di azioni: è una guida che integra risorse, analizza rischi e definisce obiettivi chiari dentro un ampio programma di trasformazione. Il mio ruolo è assicurare che l'azienda operi in modo indipendente, facendo crescere la sua presenza nel segmento della fibra ottica e raggiungendo obiettivi strategici ambiziosi. L'attuazione deve essere ancorata a KPI rigorosi, per validare ogni passaggio della transizione. Questo è un momento storico per FiberCop e per il settore dell'infrastruttura digitale nel suo insieme. A ogni decisione, con partner e squadre, stiamo tracciando la strada verso un ecosistema più efficiente e interconnesso. In un certo senso stiamo costruendo insieme il futuro della connettività del Paese.

Prima di arrivare in TIM ha lavorato in aziende come Xerox, Coca-Cola e Philip Morris, in aree completamente diverse. Come ha fatto il passaggio al mondo della tecnologia e in che modo quelle esperienze precedenti hanno contribuito al suo approccio di oggi?

Molti pensano che io abbia un background IT ma, in realtà, sono partita da molto lontano. Il mio percorso è cominciato alla facoltà di Ingegneria Meccanica, influenzata un po' da mio padre, ingegnere, ma anche perché credevo che mi avrebbe dato una base solida in matematica. Però, essendo molto pratica e avendo voglia di lavorare presto, ho capito che mi serviva qualcosa di più dinamico. Fu allora che ottenni il trasferimento a Economia e Gestione.

Durante la mia esperienza in Xerox il mio lavoro era testare e validare sistemi di promozioni commerciali, ed è lì che, senza accorgermene, stavo già entrando nel mondo della tecnologia. In Coca-Cola e Philip Morris ho avuto un'esperienza di pianificazione commerciale che mi ha dato una visione pragmatica di come la tecnologia possa migliorare i processi operativi e generare efficienza. Quando sono arrivata in TIM è arrivata la vera svolta: mi invitarono a guidare l'area di Pianificazione della Logistica e, dopo due anni, l'area di Governance IT. Pur essendo un campo lontano dalla mia formazione iniziale, accettai la sfida con la fiducia del mio capo, che mi indirizzò a imparare tutto sull'IT in modo pratico e orientato ai risultati. La combinazione di queste esperienze, sempre con attenzione a risultati rapidi e misurabili, mi ha permesso di tenere insieme il lato della pianificazione con un'esecuzione reale e orientata agli obiettivi di business.

Lei guida in uno scenario europeo molto competitivo. In che modo il suo bagaglio culturale e le sue esperienze danno forma al suo approccio e influenzano il suo stile di leadership?

Da un lato credo che la mia formazione mi abbia insegnato a essere concentrata, responsabile e pragmatica, qualcosa che porto dalla mia educazione, in particolare per l'influenza della cultura ebraica. L'ebraismo è una cultura che insegna a essere concentrati e a superare di continuo i grandi ostacoli della vita, con molta passione e determinazione. Siamo un gruppo piccolo che, storicamente, ha imparato a dimostrare a se stesso e agli altri che si può andare oltre i propri limiti. D'altra parte sono anche molto segnata dalla mia brasilidade, che mi dà una flessibilità e una capacità di adattamento vitali in un ambiente di business competitivo come quello europeo. La resilienza del brasiliano, la nostra passione per quello che facciamo e la capacità di trovare soluzioni creative a problemi complessi sono caratteristiche che mi aiutano a guidare con ottimismo e determinazione.

Lei ha detto che suo marito ha avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la sua carriera e che avete sempre preso le decisioni insieme, come una squadra... «Sì, mi piace dire che la mia famiglia è sempre stata un pilastro fondamentale del mio percorso. Nella nostra relazione abbiamo sempre cercato di decidere insieme, considerando che cosa fosse meglio per entrambi e per il nostro nucleo familiare: io, lui e mio figlio. Il suo sostegno è stato decisivo perché io potessi concentrarmi sui miei obiettivi e, allo stesso tempo, essere una squadra per quanto riguarda le responsabilità familiari. L'equilibrio è venuto dalla comunicazione costante e da una pianificazione condivisa. Questo mi ha permesso di dedicarmi al lavoro senza lasciare da parte la cura della famiglia. Quanto alla leadership, credo che questa dinamica di sostegno reciproco mi abbia aiutata a essere più resiliente e concentrata, sia sul piano professionale sia su quello personale.

Sulla base della sua esperienza, quale consiglio darebbe ai giovani professionisti che vogliono costruire una carriera solida e di successo?

Il mio consiglio è avere concentrazione e determinazione sull'obiettivo che si vuole raggiungere, nella carriera o nella vita personale. Le opportunità non sempre arrivano, ma spesso possiamo crearle. Serve il coraggio di uscire dalla zona di comfort e la voglia di affrontare l'ignoto. E soprattutto, quando l'opportunità arriva, bisogna farla valere. Lavorate sodo, restate concentrati e i risultati arriveranno.

Per chiudere: ha detto più volte di aver sempre avuto una visione pragmatica e orientata ai risultati lungo la sua carriera. Come vede la sua crescita personale e professionale nei prossimi anni, e che cosa spera di conquistare oltre agli obiettivi già raggiunti?

Sto vivendo un momento raro: guidare una trasformazione da dentro verso fuori, con un impatto diretto sull'infrastruttura del Paese. Voglio continuare a crescere, assumendo sfide sempre più grandi e aiutando a costruire un'organizzazione ancora più solida, innovativa e connessa con il futuro.

Sei un dirigente brasiliano che lavora in Italia o in Europa?

La Comunità Esecutiva della Brasilidade Empresarial riunisce dirigenti brasiliani per condividere esperienze, ampliare le connessioni e trasformare i percorsi individuali in intelligenza collettiva.